PROGNOSI
La prognosi è dipendente da diversi fattori: caratteristiche
istologiche del tumore, grado di malignità, caratteristiche
radiologiche, presenza o assenza di fratture patologiche, dimensioni
del tumore, età e sesso del paziente, la localizzazione e infine la
terapia.
Malgrado i diversi studi dei vari autori siano spesso contrastanti
in merito all’importanza prognostica dei singoli fattori, è comunque
riconosciuta come particolarmente significativa la risposta alla
chemioterapia.
E’ possibile, inoltre, fare una valutazione prognostica in base alla
sede di localizzazione; sebbene, infatti, la neoplasia sia
generalmente unica, sono stati descritti osteosarcomi originantisi
in punti diversi dello stesso segmento osseo o in segmenti ossei
diversi e simmetrici (osteosarcoma sincrono): questo tipo di
neoplasia ha prognosi estremamente infausta.
Sono stati anche descritti osteosarcomi che originano in segmenti
scheletrici diversi in tempi differenti (osteosarcomi metacroni): in
questi casi la prognosi è più favorevole rispetto ai precedenti, ma
comunque peggior dei casi ad unica localizzazione.
Assumono un importante valore prognostico anche i livelli serici
della fosfatasi alcalina. La sua concentrazione nel plasma può
servire a valutare l’efficacia della terapia e ad ottimizzarla caso
per caso. Inoltre è utile nel ‘follow-up’ dei pazienti che hanno
subito l’intervento chirurgico o la chemioterapia. Bisogna comunque
precisare che non è facile valutare in modo standardizzato i livelli
della fosfatasi, dato che, tra i vari tipi di dosaggio esiste una
estrema variabilità. Inoltre è importante fare una distinzione tra la varie isoforme:
infatti la fosfatasi ossea, di origine renale ed epatica
differiscono solo per poche modificazioni post-traduzionali dei
carboidrati. Fattori legati all’età del paziente aggiungono un
ulteriore grado di variabilità nella valutazione della proteina: nei
ragazzi in crescita la sua concentrazione serica è già
fisiologicamente alta.
|
|
| |
|